Billy amico mio

Questa storia forse non interesserà a nessuno, ma sento il bisogno di ricordare la grande amicizia che ha legato Billy alla mia fanciullezzza.

I luoghi della mia infanzia

Billy era un cane nero  di razza indefinita, trovato ferito per strada da mia zia, che, dopo averlo curato, lo  portò  nella dimora estiva di  campagna, dai miei nonni. Lì fu subito accolto da noi nipoti, con una bella cuccia di legno e tante coccole. L’unica nota dolente, era il fatto, che fosse legato alla catena. Nonostante i vani  tentativi di convincere mio nonno a lasciarlo libero per i piazzali della casa. I  giorni passarono, ed io abitando molto vicino, mi recavo a trovarlo spesso, pulivo la cuccia, cambiavo l’acqua della ciotola,  gli facevo il bagno, insomma, lo coccolavo, in poche parole ero diventata la sua balia. In breve tempo diventammo  grandi amici, ricordo, mi era concesso il lusso di portarlo in giro per la campagna, guidato da un grosso guinzaglio di cuoio, ma  spesso, lontano dagli sguardi degli adulti, lo lasciavo libero di correre e divertirsi. Lui, appena  staccavo il guinzaglio dal collare, correva avanti e dietro come un pazzo per dieci minuti, come se non riuscisse a controllare le sue zampe, dopo, si fermava, per  poi avvicinarsri a leccarmi i piedi. Subido dopo, riprendera ad  annusare  tutto quello che gli capitava sotto il naso  in modo convulso. Ogni tanto gli entrava la terra nel naso, però,  con un  forte soffio di narici riusciva a liberarsi.

Era bello vederlo felice,  mi piaceva l’idea di riuscire a regalargli momenti di libertà.

Billy non era bellissimo, aveva il pelo nero e duro, era secco con un  naso lungo, non più lucido e umido, ma aveva gli  occhi quasi umani, con due cigliette laterali che si muovevano a seconda  dell’emozioni che provava, però, ai miei occhi era il cane più bello del mondo.

A volte quando ero  triste perchè quel giorno, i miei amici mi avevano preso  in giro, andavo da lui, mi chinavo, gli alzavo  un’orecchio, e mi confidavo, raccontandogli il motivo della mia tristezza. Lui in quei momenti, sembrava  ascoltarmi, girava gli occhietti verso di me e con una leccata asciugava le mie lacrime.

Spesso mi divertivo a spiarlo  di nascosto per poi comparire all’improvviso dietro il cancello, lui riconoscendomi, iniziava a fare salti alti un metro e mezzo, senza sosta, si fermava solo quando lo raggiungevo.

.Billy ha accompagnato tre o quattro estate della mia fanciullezza.

Un giorno di Novembre, in  una campagna vicina, lo trovarono morto avvelenato da una polpetta, destinata però, alla volpe notturna che aveva attaccato più volte il pollaio della masseria di fianco.

Forse quel giorno Billy aveva voglia di giocare e annusare come quando usciva in estate con me, così riuscì a rompere la catena, che per la prima volta avrei voluto non avesse mai  ceduto.

La notizia mi fu data all’uscita di scuola, facevo le elementari, ricordo, quel giorno rimasi a digiuno, piansi fino a sera, il dolore era troppo forte…Avevo perso il mio grande amico Billy.

Nonostante sia passato molto tempo, lo ricordo sempre, infatti, ho inventato un gioco che faccio con mio figlio si chiama” Billy annusapiedi”. Io faccio il cane che annusa i suoi  piedi e a un certo punto gli entra nel naso la terra, ma  con un  grande soffio di narici riesco a liberarle,  facendogli vento sulla pelle. Lui ride come un pazzo e puntualmente di dice:” Mamma come sei brava a fare il cane, e  io gli rispondo: “E’ vero me lo ha insegnato” il mio amico Billy.”

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